AMBIENTE E SALUTE

AMBIENTE E CAMPI ELETTROMAGNETICI

Le ricerche più autorevoli degli studiosi di tematiche ambientali suggeriscono ormai di considerare l’uomo come un vero e proprio sistema comunicativo, aperto e multi-direzionale, in grado, quindi, di determinare continue modifiche dell’ambiente che lo circonda e di esserne a sua volta modificato in maniera costante e dinamica.

L’uomo “informa” il suo ambiente e ne viene a sua volta “informato” in modo incessante e sistematico.

E’ molto probabile che un ruolo fondamentale lo giochino in questo senso anche le esposizioni a campi elettromagnetici (CEM), in quanto le onde stesse hanno, a seconda della propria frequenza, differenti capacità di penetrazione in vari tessuti biologici (ossa, cervello, cristallino, midollo spinale, etc.).

I ricercatori internazionali in molteplici studi segnalano significative correlazioni ed ipotizzano alterazioni dell’organismo successive alla esposizione, distinguendo però fra esposizioni a RF (radiofrequenze di tv, radio, cellulari) ed esposizioni ad ELF (extramely low frequency, diffuse da elettrodotti, forni industriali, etc.)

I danni ipotizzati riguardano il sistema ghiandolare, la sfera riproduttiva e la stessa sfera comportamentale (irritabilità, stanchezza, cefalea).

Particolare importanza rivestono le numerose segnalazioni di correlazioni fortemente sospette fra l’esposizione ai campi elettromagnetici ELF e l’insorgere di tumori celebrali e, soprattutto, di leucemie ( Ahlbom A, Day N, Feychting M, Roman E, Skinner J, Dockerty J, Linet M, McBride M, Michaelis J, Olsen JH, Tynes T, Verkasalo PK. Br J Cancer. 2000 Sep;83(5):692-8. A pooled analysis of magnetic fields and childhood leukaemia.).

Inoltre, recenti studi “in vitro” sia su cellule animali che su cellule umane (staminali e non) evidenziano chiaramente il verificarsi di veri e propri danni cellulari, a seguito delle esposizioni ai campi elettromagnetici RF, a causa degli effetti termici da essi indotti.

Si tratta di importanti alterazioni a carico della membrana cellulare, con danni molecolari che in particolare riguardano l’equilibrio elettrochimico della membrana stessa.

Si possono anche creare frequenti danni a carico dello stesso DNA cellulare. (Vijayalaxmi(1), Obe G, Bioelectromagnetics. 2005 Jul;26(5):412-30. Controversial cytogenetic observations in mammalian somatic cells exposed to extremely low frequency electromagnetic radiation: a review and future research recommendations.)

Succede, infatti, che le stesse cellule non riescano a riparare il danno subito anche se utilizzano quei meccanismi compensatori di cui naturalmente dispongono e che normalmente risultano essere, invece, molto efficaci.

Il danno diventa pertanto permanente e, dunque, trasmissibile alle generazioni successive.

Le analisi e gli studi riportati in riferimento alle modalità di esposizione ai cellulari indicano che fino anche al 50% della energia emanata dagli stessi viene assorbita dalla testa. Nel tempo, opacizzazione del cristallino, acufeni e fosfeni, stanchezza, mal di testa, calo della memoria, aumento della pressione intraoculare, degenerazioni tumorali a carico del nervo acustico sono stati studiati in correlazione all’esposizione a CEM ( Environ Health Perspect. 2004 Dec; 112(17):1741-54. Epidemiology of health effects of radiofrequency exposure. Ahlbom A, Green A, Kheifets L, Savitz D, Swerdlow A; ICNIRP (International Commission for Non-Ionizing Radiation Protection) Standing Committee on Epidemiology.).

Sono stati condotti anche studi che studiano la correlazione tra l’esposizione a cem e una riduzione delle capacità e delle funzioni cognitive, in particolare nei bambini, le cui ossa craniche presentano uno spessore minore e, dunque, risultano più vulnerabili alle radiazioni stesse (Haarala C, BjÃrnberg L, Ek M et al.. Effect of a 902 MHz electromagnetic field emitted by mobile phones on human cognitive function: a replication study. Bioelectromagnetics 2003; 24:283-8). Va inoltre segnalata la maggiore “vivacità” ed il maggior grado di attività delle cellule degli organismi dei bambini.

L’uso dei cellulari, dunque, va considerato chiaramente tanto più dannoso quanto più bassa è l’età del soggetto esposto alle radiazioni.

Il rischio di sviluppare una leucemia infantile acuta si stima essere triplicato nei bambini esposti alle onde elettromagnetiche rispetto a quanti, invece, non siano esposti (Ahlbom A, Day N, Feychting M, Roman E, Skinner J, Dockerty J, Linet M, McBride M, Michaelis J, Olsen JH, Tynes T, Verkasalo PK. Br J Cancer. 2000 Sep;83(5):692-8. A pooled analysis of magnetic fields and childhood leukaemia.)

Il danno correlabile all’uso del telefonino è comunque strettamente connesso ai tempi di utilizzo dello stesso, come del resto è logico attendersi.

Le percentuali relative allo sviluppo di patologie severe (in primis tumori del s.n.c.) aumentano del 20-30 % per una esposizione ed un utilizzo continuativo che superi i dieci anni (Comba P. Studi epidemiologici sui campi elettromagnetici: evidenze di rischio e indicazioni per la prevenzione. E&P 2002;4:191-79).

In verità occorre precisare che a partire dal 2013 la agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lyon ha elevato la classificazione dei campi elettromagnetici a Radiofrequenze dalla classe “3” (non cancerogeni) alla classe “2B”, ovvero possibili cancerogeni.

 

A cura di Vito Romanelli, Area Ambiente e Salute FIMP

 

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