Adolescenza, un’età difficile, molto difficile

    BluewhaleEDITORIALE : VITALI...ZZIAMOCI DI GIOVANNI VITALI ROSATI

    Un’indagine dei pediatri dimostra che SERVE ASCOLTO VERO. (Serve ascoltare e cominciare a costruire risposte efficaci)

     

    La SIP (Società Italiana di Pediatria) ha svolto un’indagine interregionale tra gli adolescenti. I risultati sono preoccupanti e uniti al recente fenomeno dei “blue Whale” impongono di fare qualcosa.

    Oltre 10.000 studenti delle Scuole di secondo grado (14-18 anni) Italiane hanno risposto ad un questionario on line che aveva lo scopo di scattare un’istantanea sulle loro problematiche con lo scopo di programmare interventi di supporto, effettuando una collaborazione tra Pediatri ed insegnanti. L’indagine è stata realizzata dalla Società Italiana di pediatria (SIP) e presentata nel corso del 73° Congresso della Società che si è tenuto a Napoli recentemente.

    Stanno Male

    L’80% degli adolescenti ha sperimentato la sensazione di stare così male da non riuscire a trovare sollievo e circa uno su due ha sentito il bisogno di avere un sostegno psicologico, ma l’84,2% non si è mai rivolto a un sevizio di ascolto psicologico e solo il (4,8%) ha utilizzato quello della scuola.

    Perchè

    Tra i motivi per i quali i ragazzi e le ragazze hanno sentito bisogno di aiuto nei momenti di difficoltà emotiva ci sono al primo posto i problemi familiari (27,3%) seguiti da quelli sentimentali e comportamentali (entrambi al 21%), da quelli scolastici (16%) e con coetanei (13,3%).

    Self harm

    Al 15% del campione è capitato di infliggersi lesioni intenzionalmente per trovare un sollievo e questo dato è allarmante se si pensa che questi comportamenti aumentano notevolmente il rischio di tentativi di suicidio in adolescenza. La letteratura internazionale segnala come queste condotte disfunzionali tendano rapidamente a dilagare in contesti scolastici e in gruppi adolescenziali a causa di fenomeni di imitazione di gruppo e sono particolarmente frequenti in minori caratterizzati da fragilità emotiva e tratti depressivi. La casistica è in aumento negli ultimi 20 anni e inizia ad un’età sempre più precoce. Sul perchè di questo fenomeno si possono invocare fattori mediatici, sociali, relazionali ed il fatto che nella pubertà si abbia un’elevata suscettibilità ad eventi emozionali, una elevata impulsività ed una immaturità nelle strategie di problem solving.

    In questo contesto si inserisce il fenomeno che è alla ribalta in questi giorni del

    Blue Whale

    La famosa balena che sta causando numerose morti di adolescenti. Il  rituale dura cinquanta giorni e quotidianamente viene imposta una prova da superare per arrivare fino all’ultimo livello, il cinquantesimo, la morte: ”Prenditi la tua vita!”

    Ciò prende spunto da un fenomeno naturale: questi cetacei infatti a volte si possono spiaggiare sulle coste non essendo poi più in grado di rientrare in acqua e finendo quindi per morire per asfissia e disidratazione.

    La stessa sorte tocca alle vittime di questo inquietante fenomeno, che si lanciano dall’edificio più alto della loro città, ‘spiaggiandosi’ in strada tra la folla.

    Tutto è nato su VKontakte, una tipo di Facebook usato in Russia, per opera di Philip Budeikin, studente di Psicologia, il quale ha dichiarato di aver istigato almeno 17 adolescenti al suicidio per “purificare la società”.

    Blue Whale si è in seguito diffuso in altri Paesi, precisamente 5 nel Sud America e 4 in occidente, compresa l’Italia. La Russia, ha al momento dichiarato un totale di 157 vittime.

    C’è da segnalare che secondo i dati ufficiali russi il 62% dei suicidi giovanili hanno luogo per conflitti con membri della famiglia, amici, insegnanti, insofferenza all’indifferenza altrui o paura di violenza da parte degli adulti. Il tasso generale di suicidi in questo Paese decresce, ma con una forte impennata di quelli giovanili, con un picco nel 2013 di 461 casi. Perciò lì, il “mito” Blue Whale, fa presa perché spinge su motivazioni spesso più profonde.

    Cyberbullismo

    Il 13% del campione è stato vittima di cyberbullismo e al 34% è capitato di subire atti di bullismo (il 20% raramente, l’8,4% qualche volta, il 3,3% spesso e il 2,1% sempre) ma la risposta è stata il silenzio: il 68% delle vittime non ne ha parlato con nessuno. E altrettanto ampia (circa il 33%) è la percentuale di coloro dichiarano di aver preso parte a episodi di bullismo verso i compagni e le campagne.

    Quando il primo smartphone

    L’età media del primo smartphone è tra 10 e 12 anni, ma il (1,4%) lo avuto anche a 5 anni e il (26%) tra 6 e 10. La maggioranza del campione utilizza i social per parlare con gli altri quando si sente solo e la stragrande maggioranza ritiene di saper individuare fonti di conoscenza affidabili su internet. Il 25 % dei minori tende a rimanere impegnato in attività multimediali per periodi prolungati e molto spesso più a lungo rispetto a quanto si era prefissato, configurando una problematica che potrebbe anche configurare un fenomeno a dell’internet addiction che presenta connotazioni di tipo psicopatologico.

    La sessualità

    Il 62,3% non ha ricevuto educazione sessuale da parte degli adulti, più della metà ha visualizzato materiale pornografico in rete e circa il 15% ammette di aver ricevuto proposte sessuali da parte di adulti anche attraverso siti e app. Il 37% fuma sigarette, il 40 % dichiara di essere arrivato a star male in seguito all’uso di bevande alcoliche. 

    La ricerca ha indagato anche gli aspetti relativi agli stili di vita. Il 28% del campione si vede in sovrappeso, ma solo l’11,7% lo è effettivamente secondo il pediatra. Il 53,2% degli adolescenti fa colazione a casa regolarmente prima di andare di scuola, quasi la metà del campione non fa sport, e di questi circa uno su 3 (33,3%)  ha abbandonato un’attività sportiva. Sorprendentemente il 71% dichiara di pranzare a casa con la propria famiglia. 

    Da questa casistica emerge un quadro della popolazione in età adolescenziale nel nostro paese che segnala aspetti indubbiamente preoccupanti in tema di comportamenti a rischio e problematiche emotive e relazionali. Sono adolescenti che valorizzano la relazione tra pari mentre sentono gli adulti di riferimento nei vari loro contesti di vita (scuola, famiglia) come spesso distanti e poco responsivi e sembrano utilizzare scarsamente i servizi di aiuto in ambito sanitario e scolastico. Il dato dell’elevato numero di risposte al questionario proposto (più di 10.000 in meno di due mesi) ci obbliga a riflettere sul bisogno espresso e a cercare di passare ad una fase di costruzione di risposte efficaci per non deludere la fiducia che gli adolescenti hanno rinnovato, in questa occasione. verso adulti e istituzioni. 

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