RECENSIONE DEL MESE - GIUGNO 2019

    A cura di Fabrizio Fusco, pediatra di famiglia - Valdagno

    Simon Baron-Cohen

    “LA SCIENZA DEL MALE” ovvero “L’empatia e le origini della crudeltà”

    Raffaello Cortina Editore, 2012. 21 euro

    La storia abbonda di esempi di crudeltà umana: non solo la shoah perpetrata dal nazismo, ma anche il genocidio degli armeni, ai tempi dell’impero ottomano, o più recentemente l’altrettanto terribile genocidio dei tutsi in Ruanda e… per non parlare dei tanti altri piccoli crimini quotidiani, di cui è piena la cronaca di ogni giorno, che ci fanno interrogare sulla malvagità umana.

    Cattivi si nasce: è quanto afferma lo psicologo inglese Simon Baron-Cohen, che ritiene che la cattiveria sia una malattia dovuta alla scarsa capacità empatica.

    In precedenti saggi, l’Autore si era occupato di autismo e altri disturbi del comportamento. Già allora si era posto le domande: a cosa si deve la incapacità ad empatizzare? Cosa accade quando perdiamo il desiderio o la capacità di comprendere ciò che provano gli altri? Disturbo borderline della personalità, psicopatia, narcisismo, Asperger ed autismo: patologie diverse ma legate da una assoluta mancanza di empatia.

    Ma cosa distingue il comportamento di questi dalla malvagità di uno psicopatico?

    In questo libro Baron-Cohen scava in profondità nella nostra anatomia, indicandoci come funziona, o non funziona, nel nostro cervello, il “circuito dell’empatia”.

    L'empatia è una capacità innata, tuttavia ci sono delle forti differenze individuali e la comprensione dell'altro non è frutto solo di sforzo intellettuale, ma dell'attività di precise aree cerebrali che ci rendono più o meno sensibili e attenti verso gli altri.

    Per Baron-Cohen la capacità di "mettersi nei panni degli altri" può esprimersi in 6 gradi, dal livello massimo, che denota forte intuitività e comprensione degli altri, fino al grado zero, in cui la capacità empatica umana è pressoché assente. La maggior parte delle persone si trova più o meno a metà, è possibile che si verifichino dei cali temporanei di empatia, ma ci sono anche individui poco empatici a causa di una precisa conformazione dei loro circuiti neurali.

    L’Autore spiega come siano rilevanti non solo i fattori sociali e ambientali, come l’indifferenza dei genitori o i vari tipi di abuso, ma anche quelli più propriamente biologici e quindi come i nostri geni possano renderci più o meno capaci di metterci nei panni degli altri. Naturalmente l’empatia può essere coltivata e sviluppata, magari a scuola e a casa.

    Insomma, la società moderna ci pone un'altra sfida individuale: quella di sentirci vicini al prossimo, quella di uscire dalla nostra dimensione individuale per calarci nei panni degli altri.

    Solo questo quotidiano esercizio ci può salvare dalla crudeltà, caratteristica infamante della nostra specie.

    Se il tema vi intriga, vi aspettiamo al congresso FIMP di Paestum, dove dialogheremo con Alessandro Albizzati del bambino cattivo.

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