GRUPPI DI PAROLA, una cura per i legami dei figli di genitori separati

    A cura di Eleonora Maria Bruno, Gruppo ABUSO SUI MINORI (Piemonte e Valle D’Aosta)

     

    Di cosa si tratta?

    Si sono diffusi in Italia di recente grazie al gruppo di professionisti del Centro di Ateneo e Ricerche Famiglia dell’Università Cattolica di Milano.

    Nascono dalla ricerca negli altri Paesi di “buone prassi” di ascolto e supporto dei minori che stanno vivendo la separazione dei propri genitori.

    In Canada è stato individuato il modello a cui ispirarsi: il GROUP CONFIDENCES, organizzato presso il tribunale di Montreal per dare spazio ai figli di genitori separati che ricorrevano al giudice.

    Si possono definire un “luogo” e un “tempo” offerto a questi ragazzi per aver la possibilità di accedere ad una loro narrazione dei fatti dolorosi legati al divorzio. Qui il minore può costruire liberamente una rappresentazione verbale dell’esperienza del conflitto vissuto ogni giorno, può esprimere i suoi desideri e reperire con l’aiuto del gruppo di pari e con la guida del conduttore le strategie per gestire le relazioni all’interno del suo sistema familiare in cambiamento.

    Questa esperienza è stata recepita come positiva anche nel nostro Paese e sostenuta anche dalla Garante dell’Infanzia. Secondo l’iniziatore gruppo milanese essa permette lo scambio e il sostegno tra bambini dai sei ai dodici anni, suddivisi in due gruppi (sei e nove anni, dieci e undici anni) accomunati dall’esperienza della separazione dei genitori. Il percorso è strutturato in quattro incontri di due ore ciascuno, con cadenza settimanale e all’ultima ora dell’ultimo incontro vengono inviati i genitori per raccontare loro con la lettura di una LETTERA DI GRUPPO quanto è emerso negli incontri.

    Il contenuto della lettera è anonimo ed i gruppi non devono essere troppo piccoli né troppo numerosi per evitare che il dialogo sia o troppo personale o troppo dispersivo, per cui si va dai quattro al massimo di otto partecipanti.

    Tutti gli appuntamenti del gruppo sono scanditi da momenti rituali, il primo momento di accoglienza, la proposta dell’attività principale, una breve pausa e delle attività collegate al proposto ed infine il congedo. Le tematiche proposte sono varie e si modificano in base a quanto prevale nel primo incontro. Nelle attività si usano il disegno, il collage, i burattini, i libri illustrati, i giochi di ruolo, ma la parola è la risorsa principale, parola che può essere anche silenzio. Al termine degli incontri, per i genitori è possibile avere in colloquio privato con il conduttore per sapere come vive questa esperienza il proprio figlio. Dopo questi colloqui più coppie chiedono di essere aiutati nel gestire questa fase di transizione del proprio figlio. 

    A Padova, sul pieghevole che illustra il GRUPPO DI PAROLA, è scritta questa frase di Marie Simon “Iscrivere il proprio figlio al Gruppo di Parola è per lui un’opportunità di vivere meglio le trasformazioni che attraversano la famiglia” infatti troppo spesso il disorientamento che colpisce i bambini in questa fase di trasformazione della propria famiglia è fonte di una grande solitudine, non sanno come esprimere la rabbia, la tristezza, i dubbi e le difficoltà cui vanno incontro e spesso non hanno aiuti.

    Usare la parola con i bambini rappresenta un passo verso il miglioramento della loro autostima e dar loro la possibilità di convivere al meglio con la propria realtà complessa.

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