LE AREE CONTAMINATE IN ITALIA: Quanti sono e dove sono i siti a rischio sanitario.

A cura di Stefania Russo, pediatra di famiglia, Area Ambiente e Salute FIMP 

Con il termine di “sito contaminato” si definiscono tutte quelle aree nelle quali, in seguito ad attività umane pregresse o in corso, è stata accertata un'alterazione delle caratteristiche qualitative delle matrici ambientali: suolo, sottosuolo, falde acquifere, tale da rappresentare un rischio per la salute umana.

L’Agenzia Europea per l’Ambiente conta 340.000 mila siti da bonificare.

L’ ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), in quanto organo di supporto tecnico al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) redige e aggiorna i siti contaminati sul territorio italiano. Secondo l’ultimo rapporto, sono 12.482 i siti incriminati, con un record di 3.733 casi in Lombardia. Di questi 58 i casi considerati gravissimi sia per l’entità della contaminazione che per l’elevato rischio sanitario, e per questo definiti di «Interesse Nazionale» (SIN).

L’interesse, a partire dal 1998, è stato quello di bonificarli e numerosi finanziamenti sono stati stanziati. Oggi per la maggior parte di essi resta ancora da capire la portata della contaminazione. Parliamo di aree industriali dismesse, in attività, aree che sono state oggetto in passato di incidenti con rilascio di inquinanti chimici, e aree in cui sono stati ammassati o interrati rifiuti pericolosi.

Alle procedure di bonifica inizialmente doveva pensare lo Stato, dal 2012, 17 siti sono passati in carico alle Regioni, ma molto poco ancora ad oggi è stato fatto.

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LA MAPPA DEI SITI INQUINATI DI INTERESSE NAZIONALE (SIN)

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I principali inquinanti dei siti sono i metalli pesanti , gli idrocarburi, le diossine, gli alifatici cancerogeni, l’amianto, gli IPA, i solventi ecc.

Il prezzo che sta pagando la popolazione

L’Istituto Superiore di Sanità da anni monitora i rischi per la salute dei circa 6 milioni di abitanti che vivono nelle aree dei 45 (su 58) siti più contaminati d’Italia. Per chi ha meno di 25 anni, è stato registrato un aumento di tumori maligni del 9% rispetto a chi vive in zone non a rischio.

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Sono in aumento le malattie respiratorie soprattutto in età pediatrica, il rischio mortalità è più alto del 4-5% rispetto alla popolazione generale, con prospettiva di peggioramento

In questo scenario appare chiara l’importanza per il pediatra di famiglia di conoscere la mappa dei siti inquinanti a maggiore rischio. In queste aree la prevenzione ambientale del rischio salute va potenziata e il contributo della pediatria di famiglia può fare la differenza anche in relazione alle sue peculiarità: capillarizzazione su tutto il territorio nazionale, rapporto di fiducia con le famiglie, garantire il benessere psicofisico del bambino assicurandosi per questo le scelte migliori. Potenziare nelle aree maggiormente a rischio la sorveglianza delle malattie, la promozione di stili di vita corretti, la scelta di una alimentazione che fornisca al bambino la possibilità di una migliorare la risposta agli agenti inquinanti: alimenti biologici, supplementazioni. Interagire con le istituzioni locali attivando programmi integrati condivisi.