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    Studio: in Italia si vive di più ma nascono pochi bambini

    Roma, 9 novembre 2018 - Italia si classifica ai primi posti al mondo per aspettativa di vita ma le culle sono troppe vuote. A farci compagnia, quanto a bassa natalità, altri 91 Paesi come Spagna, Portogallo, Norvegia, Cipro, Singapore e Sud Corea, con meno di due figli per donna. Al contrario, 104 Paesi tra cui Niger, Mali, Chad, e Sud Sudan compensano il gap, con una media di sette figli per donna. L'Italia risulta quindi tra i Paesi in cui il numero di nati non è sufficiente a mantenere l'attuale popolazione. E' quanto emerge dai dati del Global Burden of Disease (Gbd) 2017, appena pubblicati dalla rivista 'Lancet' e frutto del lavoro di 3.676 collaboratori di 146 Paesi. L'analisi ha incluso ben 38 miliardi di dati, su 359 malattie e 84 fattori di rischio. Questo sistema di 'misurazione della salute' nato nel 1991 su richiesta della Banca Mondiale individua i fattori di rischio per la salute e il loro impatto sugli anni di vita ed è è gestito dall'Institute for Health Metrics and Evaluation (Ihme). "La speranza di vita in Italia è tra le migliori del mondo, con una media di 83,2 anni di vita pro capite. Gli uomini vivono in media 80,8 anni (di più solo in Svizzera, Israele e Giappone), mentre le donne 85,3 anni (siamo settimi dopo Giappone, Kuwait, Islanda, Spagna, Francia e Svizzera)", spiega Luca Ronfani, pediatra epidemiologo, direttore della Struttura di Epidemiologia clinica e ricerca sui servizi sanitari dell'ospedale Burlo Garofolo di Trieste, che coordinerà la prossima edizione italiana del lavoro: per 20 mesi - da ottobre 2018 a maggio 2020 - essa vedrà coinvolti 14 istituti italiani e oltre 40 ricercatori, nella raccolta di indicatori utili a tracciare un quadro dei principali fattori di rischio che impattano sulla salute degli italiani (fumo, ambiente, abitudini alimentari, incidenti e molto altro). Quanto alle cause di morte 'fotografate' dall'attuale Gdb, si conferma una situazione non molto cambiata dal 1990. I “big killer” rimangono le malattie cardiovascolari, seguite dai tumori nel loro complesso e da disturbi neurologici

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