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IL RADON: UN PERICOLO INSIDIOSO E INVISIBILE

A cura di Vito Romanelli, Area Ambiente e Salute FIMP

 

Gli studiosi di tematiche ambientali dedicano molta attenzione sia agli inquinanti artificiali, tutti palesemente riconducibili alle attività dell’uomo, sia agli inquinanti naturali biologici, fisici o chimici.

Il radon è un gas radioattivo che, emanato da rocce e terreni, tende a concentrati in spazi chiusi, come miniere sotterranee o case. L’infiltrazione del gas proveniente dal suolo è riconosciuta come la più importante fonte di radon in ambito residenziale. Altre fonti, compresi i materiali da costruzione e l’acqua estratta dai pozzi, sono da considerarsi quasi sempre meno importanti [1].

Inoltre, il radon contribuisce in modo determinante alla dose totale di radiazioni ionizzanti ricevuta dalla popolazione, nel corso della propria vita.

Recenti studi su radon indoor e cancro ai polmoni in Europa, Nord America e Asia forniscono forti prove del fatto che esso causi un numero considerevole di tumori polmonari nella popolazione. I risultati sono tali da attribuire al radon, in quanto causa di tumore ai polmoni, percentuali variabili dal 3 al 14%, a seconda della concentrazione media di gas nel paese interessato [2]. Esso viene così a collocarsi al secondo posto tra le cause di insorgenza del tumore, dopo il fumo di derivati del tabacco.

Le analisi indicano che il rischio di cancro al polmone aumenta proporzionalmente con l’aumento dell’esposizione al radon.

La maggior parte dei casi di carcinoma polmonare indotti dal radon si verificano comunque tra i fumatori, a causa di un forte effetto combinato di fumo e radon.

In ambito strettamente pediatrico invece, i ricercatori dell’INSERM hanno per un lungo periodo analizzato una eventuale possibile correlazione fra esposizione al radon ed insorgenza di leucemia acuta nei bambini, con risultati ai limiti della significatività statistica in generale, maggiore nel sottogruppo delle mieloidi acute. Studi successivi non hanno fornito riscontri simili, se non parziali. [3] [4] [5] [6]

Le misurazioni del radon sono relativamente semplici da eseguire e sono essenziali per valutare le concentrazioni di radon nelle case. Devono essere basate su protocolli standardizzati ad assicurare rilevamenti accurati e coerenti. La concentrazione di radon negli interni varia in base ai materiali di costruzione dei differenti edifici, nonché alle abitudini di ventilazione. Queste concentrazioni possono cambiare sostanzialmente non solo con l’alternarsi delle stagioni, ma anche di giorno in giorno e perfino di ora in ora. A causa di queste fluttuazioni, stimare la concentrazione media annuale di radon nell’aria interna richiede misurazioni affidabili delle concentrazioni medie di radon, per almeno sei mesi e se possibile anche più a lungo. Misure a breve termine forniscono solo una indicazione grezza della concentrazione istantanea di radon e non sono significative. [7]

Affrontare il problema radon è importante sia nella costruzione di nuovi edifici (prevenzione) che per gli edifici già esistenti (mitigazione o bonifica). La prevenzione primaria del radon e le strategie di mitigazione si concentrano sulla sigillatura delle vie di ingresso del radon e sull’inversione delle differenze di pressione dell’aria tra lo spazio interno occupato e il suolo esterno, attraverso diverse tecniche di depressurizzazione del suolo. In molti casi, una combinazione di strategie fornisce la massima riduzione delle concentrazioni di radon.

La scelta degli interventi di prevenzione e mitigazione del radon può essere basata su un’analisi del rapporto costo-efficacia. In questo approccio, vengono fissati i costi netti dell’assistenza sanitaria in relazione ai benefici sanitari netti per una varietà di azioni politiche, fornendo un indice con cui è possibile dare priorità a queste azioni. [8]

 

Il Radon 222 è un gas nobile formato dal decadimento alfa del Radio 226, facente parte della catena di decadimento dell’Uranio 238. Tra gli altri prodotti del decadimento dell’U238 vanno compresi gli isotopi del Radon, il Thoron (Rn220) e l’Actinon (Rn 219) trascurabili dal punto di vista radio protezionistico.

L’Rn222 ha un tempo di emivita pari a 3.8 giorni e quando inspirato, poiché la probabilità che decada all’interno dei polmoni è tutt’altro che trascurabile (ricordiamo che in 222 grammi di Rn ci sono 6×10^23 nuclei radioattivi) è causa di emissione di particelle alfa dall’interno dei polmoni; inoltre di suoi prodotti di decadimento, Po218 e Po214 continuano a interagire radioattivamente dall’interno con i tessuti biologici inducendo, nel medio-lungo periodo, danni al DNA cellulare.

Il danno determinato può essere diretto, se indirizzato al nucleo cellulare, con rottura dei legami molecolari del DNA; il danno risulta invece di natura indiretta, se le radiazioni rilasciano energia esternamente al nucleo stesso, con la produzione nel citoplasma di prodotti tossici intermedi, come quello imputabile alla radiolisi dell’acqua. Infatti, I radicali liberi che così si formano hanno ottima reattività chimica, danneggiano il nucleo ed il DNA e possono formare H2O2 tossico per le cellule. Il citoplasma è composto in prevalenza di acqua ed è ricco di ossigeno, fattore favorente proprio la produzione di radicali liberi.

Sappiamo che molti tumori sono radioresistenti perché i loro tessuti non sono ben irrorati e dunque risultano poveri di ossigeno e radioresistenti per questo. L’ossigeno è in pratica un agente radiosensibilizzante.

 

Esiste tuttavia la possibilità che la cellula danneggiata possa ripararsi e ciò dipende dal numero di ionizzazioni ricevute e dall’intervallo di tempo in cui esse si sono concentrate, Gli effetti di esposizioni prolungate per mesi o anni sono comunque sovrapponibili alla metà di quelli dovuti ad esposizioni brevi e ravvicinate e con dosi analoghe. La cellula riparata può continuare a funzionare o trasformarsi in una cellula anomala che successivamente si caratterizzerà come tumorale o magari trasmetterà il suo difetto alle generazioni future.

Già dal 1988 la WHO-IARC ha inserito il radon fra gli agenti cancerogeni di Gruppo 1, al pari del benzene, della formaldeide e del fumo, agenti per i quali esistono documentazioni ed evidenze scientifiche di cancerogenicità. Già dagli anni ‘80 in varie nazioni furono effettuati rilevamenti sempre più numerosi ed appropriati dal punto di vista epidemiologico [9]. A fronte di conclusioni pressoché univoche, restano alcune perplessità ed ulteriori ricerche dovranno appurare quanto influisca la durata e la intensità della esposizione, oltre alle eventuali correlazioni con l’età dei soggetti testati.

Nelle differenti valutazioni internazionali del rischio da esposizione al radon indoor sono stati usati sia approcci epidemiologici, caratterizzati da differenti metodologie, sia approcci di dosimetria.

Attraverso modelli talora anche complessi, si può definire la dose ricevuta dall’apparato respiratorio, tenendo conto delle caratteristiche sia dell’individuo che dello stesso suo ambiente.

L’approccio epidemiologico invece studia in modo diretto le frequenze di mortalità per tumore al polmone, valutando analisi effettuate su gruppi di lavoratori esposti al radon.

I due diversi approcci portano a stime non molto difformi fra loro, in riferimento alla valutazione di dose.

La pubblicazione ICRP 65 raccomanda un approccio strettamente epidemiologico per valutare il rischio da radon, sia per il contesto lavorativo che per quello domestico; ci sono tuttavia serie difficoltà nel determinare così gli effetti della irradiazione sul campione considerato, quali ad esempio la valutazione del tempo di latenza della patologia radio indotta, la dimensione stessa della sua abituale incidenza naturale e la scarsità di dati in tal senso reperibili.

Gli effetti deterministici si evitano naturalmente col semplice rispetto della soglia di induzione, operando così una prevenzione efficace e limitando il campo di interesse a categorie molto ristrette di operatori o a situazioni molto particolari.

In ogni caso il riconoscimento diretto dei danni da esposizione appare oggettivamente problematico se non quando essa è stata tanto elevata da produrre effetti somatici immediati o di grande evidenza statistica.

I livelli di riferimento per la concentrazione media annua di gas radon secondo la Direttiva Europea [10] 2013/597 Euratom non devono superare i 300 becquerel per metro cubo, ovviamente in ambienti chiusi.

L’ OMS consiglia livelli inferiori rispetto ai suggerimenti della Comunità Europea, vale a dire 100 Bq/metro cubo, secondo un rapporto datato 2009. [11]   Secondo una ricerca ISPRA, nelle abitazioni italiane ci si attesta sul valore medio di 70 Bq/metro cubo, con punte di 400 Bq in pochissimi casi. [12-13]

Va comunque sicuramente incentivata una azione di sensibilizzazione degli Enti locali affinché diffondano informazioni corrette, operino controlli adeguati e scadenzati anche in tale ambito.

Occorre, da un lato, mettere in atto le misure utili a ridurre le concentrazioni di radon laddove necessario (depressurizzazione del suolo, ventilazione, sigillatura delle vie di accesso), dall’altro vigilare attentamente sui parametri delle nuove costruzioni (qualità dei materiali di edilizia e caratteristiche del suolo edificabile). [14]

Il ruolo dei pediatri ancora una volta si rivela fondamentale per promuovere una corretta informazione fra le famiglie, gli insegnanti e tutti gli operatori scolastici. Vanno valorizzate le buone pratiche atte a garantire la qualità dell’aria da respirare sia a casa che a scuola, riducendo sensibilmente tutti i fattori potenzialmente inquinanti.

Molti studi evidenziano la scarsa qualità dell’aria indoor rilevabile di frequente nelle scuole, con danni sulla salute degli alunni e sulle loro capacità di concentrazione e di resa [15]. [16].   Garantire soprattutto una adeguata ventilazione degli ambienti va considerata dunque una priorità, assicurando anche il semplice ricambio per ogni ora del 50% dell’aria, secondo recenti indicazioni condivise. [17].  Una forte sensibilizzazione in tal senso diventa necessaria, vista anche la assoluta semplicità di tale pratica così efficace.

 

REFERENZE

[1]Biological Effects of Ionizing Radiation IV Report (1988). Health risks of radonand other internally deposited Alpha-emitters. BEIR, National Academy Press, Washington D.C.

 

[2] Biological Effects of Ionizing Radiation VI Report (1999). Health effects of exposureto indoor radon. BEIR, National Academy Press, Washington D.C.

 

[3] Laurier D, Valenty M, Tirmarche M (2001). Radon exposure and the risk of leukemia: A review of epidemiological studies. Health Phys, 81:272-288.

 

[4] EvrardAS, HemonD, Billion S et al. Ecological association between indoor concentration and childhood leukaeimia incidence in France, 1990-1998. Eur J Cancer Prev 2005;14( 2 ): 147-57

 

[5] Evrard AS HemonD.Billion S et al. Childhood leukemia incidence and exposure to indoor radon, terestial and cosmic gamma radiation. Health Phys 2006;90 (6):569-79

 

[6] Tong J, Qin L, Cao Y, et al. Environmental radon exsposure and childhood leukemia. J Toxicol Environ Health B Crit Rev 2012;15( 5 ):332-47

 

 

[7] Ingersoll JG, Stitt BD, Zapalac GH (1983). A fast and accurate method for measuringradon exhalation rates from building materials. Health Phys, 45:550-553.

 

[8] Krewski D et al. (2006). A combined analysis of North American case-control studiesof residential radon and lung cancer. J Toxicol Environ Health A, 69:533-597.

 

[9] IARC monographs on the evaluation of carcinogenic risks humans, 1988;43. International Agency for Research on Cancer. Lyon, France: WHO

 

[10] Direttiva Europea 2013/59/Euratom. Disponibile all’indirizzo:

http://eur-lex.europea.eu/legalcontent/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L:2014;013:full&from=IT

 

[11] WORD Health Organiization. WHO handbook on indoor radon: apublichealthperspsective. Geneva: WORD Health Organization 2009.

 

[12] F. Bochicchio, G. Campos-Venuti, S. Piermattei, C. Nuccetelli, S. Risica, L. Tommasino, G. Torri, M. Magnoni, G. Agnesod, G. Sgorbati, M. Bonomi, L. Minach, F. Trotti, M.R. Malisan, S. Maggiolo, L. Gaidolfi, C. Giannardi, A. Rongoni, M. Lombardi, G. Cherubini, S. D’Ostilio, C. Cristofaro, M. Pugliese, V. Martucci, A. Crispino, P. Cuzzocrea, A. Sansone Santamaria, M. Cappai. Annual average and seasonal variations of residential radon concentration for all the Italian regions. Radiation Measurements 40, pp. 686-694 (2005).

 

 

[13] UNSCEAR (United Nations Scientific Committee on the Effects of Atomic Radiation). Effects of Ionizing Radiation. UNSCEAR 2006 Report to the General Assembly – Volume II, Annex E: Sources-to-effects assessment for radon in homes and workplaces. United Nations, New York (2009).

 

 

[14] ISPELS. Istituto superiore per la sicurezza del lavoro. Il radon in Italia: guida per il cittadino. Disponibile all’indirizzo: http//ww.salute.gov.it/c_17_opuscoliposter_160_allegato.pdf

 

[15] Synnott H et al. (2006). Radon in Irish schools: the results of a national survey. Journal of Radiological Protection, 26:85-96.

[16] Mendell MY, Heath GA. Do indoor pollutants and thermal conditions in schools influence student performance? Acritical review of the literature. Indoor Air 2005;15:27-52.

[17] Sundell J, Levin H, Nazaroff WW e al. Ventilation rates and health: multisciplinary review of the scientific literature. Indoor air 2011;21(3:191-204).

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