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IL NUOVO CORONAVIRUS DAL UN PUNTO DI VISTA CLINICO NON ESISTE PIÙ (…?) Covid-19, tra catastrofismo e speranza

A cura di Martino Barretta, Area Vaccini e Vaccinazioni FIMP

“Il nuovo coronavirus dal un punto di vista clinico non esiste più”, è quanto ha detto in un’intervista televisiva il Prof. Zangrillo, responsabile della terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano.

La spiegazione che ha dato il Prof. Zangrillo “vediamo sempre meno pazienti e quelli che si recano nel nostro ospedale si presentano in condizioni sempre meno gravi e non richiedono terapia intensiva perché il decorso della malattia è più leggero, questo perché il virus ha perso la sua potenza di fuoco iniziale. In un nostro studio in corso di pubblicazione – precisa – abbiamo esaminato la carica virale di 200 pazienti affetti da covisd-19 ed i tamponi eseguiti negli ultimi giorni (maggio 2020) hanno una carica virale assolutamente infinitesimale rispetto a quelli effettuati uno mese o due mesi fa, anche la capacità replicativa del virus a maggio si è dimostrata enormemente indebolita”

L’affermazione ha subito suscitato un vespaio di polemiche che sono state amplificate anche dalla riapertura del 3 giugno che consente spostamenti e viaggi e potrebbe avere un impatto negativo sui comportamenti delle persone e sul rispetto delle misure di distanziamento, con il rischio di nuovi focolai.

Immediata la presa di distanza del Direttore dell’OMS: “questo è ancora un virus killer” ha detto Tedros Adhamon, “e non si può ancora sostenere che d’un tratto il virus, di sua volontà, abbia deciso di diventare meno patogeno, per un’affermazione del genere servono dati certificati”.

Valutiamo le questioni poste dal Prof. Zangrillo.

  • Si può, al momento sostenere che il virus ha perso potenza?

 

Le mutazioni che possono rendere il virus meno patogeno non sono frequenti, e se sono teoricamente possibili devono essere dimostrate. L’attuale banca dati ha analizzato 15.691 genomi del virus SARS-CoV2 di 75 paesi diversi di tutti i continenti. Sono state identificate 273 piccole mutazioni nel genoma del virus, le mutazioni riscontrate sono determinate soprattutto dalla risposta immunitaria dell’ospite e nessuna di queste è stata associata ad aumento o diminuzione di virulenza e trasmissibilità del virus SARS-CoV2 (1).

Il dott. Giuseppe Ippolito, direttore dello Spallanzani, ha dichiarato che, ad oggi, non ci sono prove che certifichino che il virus sia mutato.

Secondo Francois Balloux, direttore dell’Istituto di genetica dell’Università College di Londra (2)

“la composizione genetica della popolazione virale non è cambiata molto dall’inizio della pandemia. Il riferimento alla carica virale ridotta nei tamponi è in funzione della dose infettiva iniziale (il numero di virioni con cui un paziente è stato infettato). La trasmissione all’aperto, anche grazie a tutte le misure di contenimento e distanziamento, è caratterizzata da una dose infettiva più bassa, e di conseguenza da sintomi minori.”

Anche Martin Hibberd, Professore di malattie infettive emergenti alla “London School of Hygiene &Tropical Medicine chiarisce (2) che “il calo dei casi, laddove ciò si è verificato, facilita l’osservazione anche dei casi paucisintomatici e l’individuazione degli asintomatici e questo può dare un’impressione errata e cioè che il virus sta cambiando”.

  • Il virus clinicamente non esiste più?

L’affermazione è il risultato di osservazioni personali. Elisabetta Groppelli docente in Global Health e virologa presso la St George’s, Università di Londra, afferma che “i casi confermati sono in costante calo e vengono diagnosticati prima, e questo determina un’evoluzione più favorevole della malattia. Adesso, con la riduzione dei casi gravi, si vedono anche e soprattutto i casi lievi che prima venivano trascurati.” (2)

La carica virale nei casi severi, quantificata sui tamponi, è stata stimata mediamente 60 volte superiore a quella dei casi lievi e con un più lungo periodo di diffusione e contagiosità, quindi meno casi gravi e virus che circola di meno. (3)

Più che virus clinicamente scomparso, con la riduzione costante dei ricoverati in terapia intensiva, dei ricoveri ospedalieri totali e del numero dei casi positivi, si può definire un virus “domato”.

C’è ancora molto da imparare da questa pandemia che, ad oggi, conta 400.000 morti e circa 6 milioni e mezzo di contagi confermati e con la maggior parte della popolazione mondiale ancora suscettibile all’infezione (4). È plausibile che il tasso di mortalità sia di parecchio inferiore a quello ufficiale perché i casi non accertati sono molto di più, ma il numero di decessi è elevato per una malattia infettiva (4)

Alcune frasi “ad effetto” per i mezzi di informazione o di speranza possono essere utili per superare alcune paure ed evitare conseguenze negative sul tessuto sociale; bisogna tenere conto che i blocchi indiscriminati possono avere delle conseguenze negative, ma bisogna essere consapevoli che i messaggi di speranza non rappresentano una strategia, e se non ben ponderati possono essere anche rischiosi.

Né catastrofismo, ne ottimismo a tutti i costi, ma realismo.

In assenza di un vaccino e di un trattamento efficace gli interventi non farmaceutici (distanziamento fisico, igiene e dispositivi individuali di protezione), sono le uniche opzioni certificate per rallentare la diffusione del virus. (4)

Fare tanti piccoli passi sulla strada della normalità e guadagnare terreno sul versante della conoscenza.

Ci sarà o no l’altra ondata epidemica? Nel dubbio legittimo è essenziale essere preparati a diagnosticare precocemente le persone infette, tracciare i contatti ed isolarli, proteggere la popolazione a rischio. Su come sarà la prossima ondata epidemica dipenderà molto dai nostri comportamenti.

BIBLIOGRAFIA

1) Lucy van Dorp et al.;No evidence for increased transmissibility from recurrent mutations in SARS-CoV-2 ;bioRxivpreprintdoi: https://doi.org/10.1101/2020.05.21.108506. May 21 2020

2) www.sciencemediacentre.org/tag/covid-19” expert reaction to comments reported in the media by Prof Alberto Zangrillo about the COVID-19 virus in Italy- June 1, 2020

3) Yang Liu et al. Virald ynamics in mild and severe cases of COVID-19; The Lancetvol. 20 June 2020 pag. 656-57

4) E. R Melnick, Should governments continue lockdown to slow the spread of covid-19? BMJ 2020;339 3 june 2020

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