image001 FIMP - Federazione Italiana Medici Pediatri - FIMP - Federazione Italiana Medici Pediatri

     

     

    Banner MD V3

    9 CONGRESSO FIMP 032b

    Baby Blues What is this?

    BabybluesEDITORIALE : VITALI...ZZIAMOCI DI GIOVANNI VITALI ROSATI

    Devo ringraziare l’amico (coeditorialista di questa pagina) Giorgio Conforti per avermi sensibilizzato al problema e avermi tempo fa raccontato di un Suo progetto teso ad aiutare le neomamme ad affrontare il periodo del dopo parto che, a volte, invece che essere il più bel momento della loro vita, può trasformarsi in un momento di sofferenza.

    Chi deve aiutare le neomamme?

    In teoria il medico di famiglia o il ginecologo e l’ostetrica sono le persone che dovrebbero poter dare sostegno alla donna che ha partorito da poco, ma in quel momento tutte le energie sono tese ad assistere il bimbo e quindi la figura medica più presente in quel momento è il Pediatra, che quindi può cercare di individuare il problema e dare una mano!

    Spesso dopo il parto alcune neomamme si sentono inadeguate, spaventate, hanno voglia di piangere anche senza motivo e qualsiasi piccolo problema sembra una montagna insormontabile. A volte si tratta solo di un momento transitorio e fisiologico altre volte il quadro può nascondere una vera depressione che va riconosciuta inquadrata ed affrontata in modo adeguato.

    Oltre la metà delle neomamme si può trovare nella situazione del Baby Blues infatti appena dopo il parto e nelle prime settimane accanto a sentimenti di felicità e senso di piena realizzazione, possono esserci momenti più o meno transitori di tristezza, o di malinconia con voglia di piangere anche senza motivo. La sensazione di inadeguatezza verso il neonato e verso la qualità della prestazione di cure è quella che prevale ma si associa ad ansia e agitazione, la sensazione di aver perduto qualcosa di vitale di sé, irritabilità e affaticamento, scarsa concentrazione, difficoltà nel sonno, mancanza di appetito e la voglia importante di non allattare e di passare subito al latte in polvere. Sappiamo che tutto ciò è dovuto a alterazioni e sbalzi dei livelli ormonali di estrogeno e progesterone e sono da considerare fisiologici. In questo caso è importante poter contare su un po’ di conforto e di aiuto anche fisico, nella gestione della nuova quotidianità.

    Il baby blues", è un termine coniato dal pediatra e psicoanalista inglese Donald Winnicott per definire i sintomi leggeri di cui abbiamo appena detto, che manifesta la donna nei primi giorni dopo il parto, è infatti una condizione fisiologica che di solito inizia dopo 3-4 giorni dal parto e si risolve spontaneamente nel giro di due-tre settimane. Nel 1965, Bob Dylan cantava “It’s All Over Now, Baby Blue”, un brano che esprime pienamente il senso di perdita o la tristezza per il commiato da una persona cara.

    Quando i sintomi appena descritti sono di modesta entità e transitori, pur segnalando un umore moderatamente depresso, e quindi si risolvono spontaneamente, possiamo parlare di baby blues, altrimenti dobbiamo sospettare una vera e propria depressione postpartum.

    La depressione post parto non è il baby blues

    C’è una differenza in termini di intensità e durata dei sintomi. La depressione è un disturbo più intenso e duraturo che inizia più tardi e cioè a 4-6 settimane dopo il parto, caratterizzato da angoscia vera e propria. Ci sono repentini sbalzi d’umore, tristezza, crisi di pianto, perdita di fiducia e autostima, sensi di colpa eccessivi, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno e dell'appetito.

    Questa è una situazione importante che merita di essere riconosciuta velocemente per poter intervenire perché il disturbo psichico compromette non solo il benessere della donna ma anche quello del bambino. La depressione post parto altera infatti la possibilità/capacità di prendersi cura del bambino: in altre parole una mamma depressa si allontana dal figlio perché ha la sensazione di essere incapace di accudirlo e quindi può portare a un distacco affettivo della mamma dal suo bambino. La cosa si potrebbe in qualche modo prevedere in quanto ci sono fattori predisponenti come le donne con una pregressa storia di depressione e disturbo bipolare. In altre parole è più a rischio chi ha una fragilità psichica, che l’evento parto evidenzia. La depressione post parto difficilmente compare dal nulla in una donna che è sempre stata benissimo.

    Il benessere psicofisico della donna in gravidanza e il modo di avvicinarsi al parto possono essere segnali di possibile disagio e malessere dopo il lieto evento. Chi infatti manifesta sintomi di natura ansiosa o depressiva durante la gestazione è poi più a rischio depressione, così come l’intensa paura del parto è considerata un fattore predittivo.

    Dal momento dunque che ci sono alcuni fattori di rischio e che alcuni segnali di disagio si palesano già in gravidanza, è importante coglierli fin da subito, mettendo in atto dei programmi di screening, così da poter effettuare interventi di supporto e di accompagnamento.

    Nel Libro bianco sulla depressione (Franco Angeli), curato dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda), si legge che in Italia 4,5 milioni sono le persone colpite da depressione. Le donne lo sono in particolare nei periodi di loro maggiore vulnerabilità. Esiste, infatti, una depressione collegata al menarca o più semplicemente adolescenziale, una depressione collegata alla gravidanza e al post partum o più semplicemente della maternità con figli piccoli, una depressione della fine del ciclo, ovvero quella della menopausa, e un’alterazione dell’umore durante il ciclo prima delle mestruazioni.

    I campanelli di allarme:

    il perdurare di uno stato di tristezza e facile irritabilità, frequenti crisi di pianto improvvise, difficoltà nel prendersi cura del bambino e di se stessa: trascuratezza nell’igiene, nel vestirsi.

    Col tempo una mamma depressa può diventare insensibile al pianto del figlio/a e questo non perché sia una cattiva mamma ma perché non si reputa capace di consolarlo, e questo innesca un circolo vizioso.

    Tipicamente al pianto del figlio, una mamma risponde prendendolo in braccio e parlandogli. Questa risposta comportamentale, valida in tutte le culture, dipende dalla buona attivazione di alcune aree nel cervello materno che se è in depressioni si disattivano. In questo momento è fondamentale la relazione con il partner che va istruito durante i corsi preparto di quello che può accadere e di come riconoscere i sintomi della depressione.

    Ma i professionisti in gioco sono il medico di famiglia. L’ostetrica, il ginecoloco ed il pediatra i quali devono essere in grado di conoscere e spiegare quali sono i campanelli di allarme ed eventualmente attivare un percorso di sostegno.

    Qui l’amico Conforti mi insegnò che durante le prima visita di presa in carico del bimbo\a, alle neomamme si può dare un questionario con alcune domande che possono mettere in evidenza sintomi significativi ed devo dire che la messa in atto di questa pratica ha aiutato me pediatra, molte mamme, i loro neonati e le loro famiglie.

    Ma nel tempo le possibilità sono aumentate infatti oggi la tecnologia potrebbe essere un aiuto: in Italia per esempio era stata creata l’app Rebecca Blues, che poteva permettere alla mamme di capire se hanno bisogno di aiuto attraverso la compilazione di un questionario – la Scala di Edimburgo – un test autodiagnostico il cui risultato può far capire se in realtà siamo di fronte a duna depressione.

    Ma ho provato oggi ad andare su google play store e su iTunes dove si poteva scaricare l’app. Ho scoperto che su iTunes non è più disponibile, mentre su google Play l’app è aggiornata al 7 novembre 2014 e sempre su google play c’è scritto che è le istallazioni sono state tra le 100 e le 500.

    Ma visto la difficoltà a scaricare un app dedicata, potete leggere le domande andando al seguente link: Scala di Edimburgo in modo da poter capire in base al punteggio ottenuto se avete o no bisogno di sostegno. Nel caso che la riposta sia positiva potete contare sull’aiuto del vostro medico di famiglia o su quello dello stesso pediatra che vi ha messo in condizione di capire cosa sta accadendo.

    Non fate da sole

    Per affrontare la situazione è opportuno che la neomamma consulti il medico ed intraprenda un percorso, possibilmente anche con il partner perché il disagio e la fragilità emotiva siano affrontati in un’ottica familiare. l coinvolgimento del partner è determinante. In alcuni casi può avere un ruolo chiave nell’accompagnarla a chiedere aiuto. 
    A volte può essere necseerio anche un trattamento farmacologico a supporto della terapia. 

    Take home messages

    1. Sapere che dopo il parto può essere, molto spesso, presente una situazione passeggera di malessere chiamata Baby Blues.
    2. Talvolta però, se i sintomi sono importanti, si può trattare di vera e propria depressione postpartum.
    3. Per capire se la situazione è seria e richiede un aiuto esterno è possibile compilare un questionario che porta ad una sorta di autodiagnosi.
    4. Non si deve assolutamente negare né sottovalutare il malessere che può provare una donna diventando mamma: quando il disagio si fa persistente è un segnale chiaro che implica la necessità di rivolgersi a uno specialista, perché uscire dalla depressione non dipende semplicemente da un atto di volontà della donna depressa, né il partner più dedito e innamorato può pensare di risolvere il problema. Può essere promotore e supporto della richiesta di aiuto ma non il risolutore.
    5. L’allattamento fa bene alla neomamma perché favorisce il rilascio di ormoni che contribuiscono al benessere psichico. Diversi studi ne evidenziano il valore preventivo della depressione post partum.
    6. Ma se la mamma non vuole essere aiutata che fare? Secondo la psicologa Molgora, le persone vicine devono riconoscere lo stato di malessere, non minimizzandolo e ciò non inficia l’essere una buona madre. Come dicevamo, infatti il non farsi aiutare può anche essere legato al fatto che, in linea con una certa rappresentazione culturalmente condivisa della maternità, la nascita di un figlio in quanto evento “bello e positivo” non può portare a una situazione distress o disagio psicologico laddove tutto sia andato “bene” da un punto di vista medico (oggettivo). Riconoscere allora senza squalificare o demonizzare questo stato d’animo, renderlo dunque legittimo, è una prima reazione di chi sta accanto alla neomamma che può aiutarla a prendere coscienza di ciò che sta accadendo.

    Contatti

    F.I.M.P.
    Federazione Italiana Medici Pediatri

    Via Parigi 11 scala A int. 105
    00185 ROMA

    Lunedi - Venerdi 09:00 - 17.00 

    presidenza@fimp.pro
    Tel. 06 44202575
    Fax: 0662204732

    supportotecnico@fimp.pro
    Mercoledi 09.00 - 15.00

    3316976129

     

    Newsletter

    Iscriviti alla newsletter FIMP

    © 2018 FIMP - Federazione Italiana Medici Pediatri