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    Nativi digitali e media: quando e perché

    TisseronDall’inizio della mia attività ho sempre preferito dedicare più tempo alla prevenzione che alla cura. I nostri “bilanci di salute” cioè le visite di controllo, sono dedicati a promuovere una crescita corretta ed armoniosa attraverso un corretto stile di vita, iniziando dall’allattamento per poi continuare con lo svezzamento, la prevenzione degli incidenti, l’avviamento allo sport, le vaccinazioni, ma nessuno di noi pediatri, finora, ha mai affrontato il problema dell’utilizzo corretto dei media.

    NatividigitaliSono un entusiasta delle nuove possibilità che la tecnologia ci offre, ma sono altrettanto convinto che ogni cosa debba avere le sue istruzioni per l’uso e il suo galateo; in altri termini è necessario non solo dare consigli per far crescere bene i nostri bambini ma fare in modo che un utilizzo improprio delle nuove tecniche non disturbi gli altri. Il vietare di vedere la televisione o di utilizzare lo smartphone è un atteggiamento sciocco, che di sicuro poi determina una vita meno completa e compromette il rapporto tra genitori e figli, ma altrettanto negativo è lasciare che i bambini utilizzino a piacimento i vari media o peggio fare dei media delle moderne babysitter. Quante volte abbiamo visto famiglie con bimbi lasciati perennemente davanti alla televisione o più di recente bambini con in mano videogiochi o tablet dai quali non si distaccano nemmeno mentre entrano in studio per una visita, o ancora quante volte assistiamo a mamme che per far smettere di piangere il proprio bambino gli mettono in mano il telefonino.

     

     

     

     

    Oggi è essenziale che i bambini sin da molto piccoli siano educati a utilizzare i media e a non dimenticare che esistono attività e giochi più divertenti e belli dei media che a seconda delle età sono da preferire.

    Mi sono quindi chiesto cosa un pediatra debba consigliare ai genitori per un approccio appropriato ai media e su consiglio di mio figlio Marcello, ho scoperto il libro 

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    "3-6-9-12 Rule” 
    di Serge Tisseron,

    psichiatra infantile, psicoanalista e direttore della ricerca presso l’Università Paris Ouest-Nanterre.

    Come risultato della sua esperienza e delle sue indagini, Tisseron propone, la regola del 3-6-9-12, una guida per genitori circa l’età appropriata per l’utilizzo di ciascuna delle tecnologie, che è stata diffusa dall’ Associazione Francese per l’Assistenza Ambulatoria Infantile(AFPA).

    Potete scaricare il poster con la sintesi del metodo Tisseran

    Per anni si è parlato della mediazione dei genitori, dell’orientamento, dell’accompagnamento, dell’esempio e altro ancora. Tuttavia, per attuare queste strategie ci deve essere collaborazione e la comprensione dei genitori circa l’impatto dei media, vecchi e nuovi, nella mente dei più piccoli.

    Dare abitudini. Questa è la soluzione. Ma non solo per i genitori. E ‘essenziale che i bambini sin da molto piccoli siano educati a utilizzare i media. Ma come dovrebbero fare i genitori?

     

    Le quattro regole sono:

    1) Evitare gli schermi prima dei 3 anni.

    Numerosi studi dimostrano che il bambino sotto i tre anni non ha nulla da guadagnare esponendosi allo schermo frequentemente. Allo stesso modo, diversi studi suggeriscono che il gioco è molto più rilassante e costruttivo per il bambino piuttosto che sedersi e guardare la TV .

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    2) Non usare console di gioco portatili prima di 6 anni.

    Non appena i videogiochi o i tablet vengono introdotti nella vita del bambino ne ottengono tutta l’ attenzione a scapito di altre attività.

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    3) Niente Internet prima di 9 anni

    E quando naviga il bambino, dopo i nove anni, deve farlo insieme e con l’ausilio di un adulto (insegnante o un genitore), che deve spiegare le tre regole di base di utilizzo di Internet:

    1. tutto ciò che viene pubblicato può divenire di pubblico dominio,
    2. tutto ciò che viene caricato su Internet ci resterà sempre,
    3. non tutto ciò che vi si trova è vero o legittimo,

    quindi si deve verificare quanto trovato consultando altre fonti e controllando chi lo ha pubblicato perché non sempre le informazioni pubblicate sul Web sono veritiere.

    4) Internet da solo a partire da 12 anni.

    I bambini possono entrare e navigare da soli dopo tale età, ma il loro uso dovrebbe essere cauto, i genitori dovrebbero accompagnare e definire le regole di utilizzo, orari e utilizzare i mezzi di controllo parentale offerti dal computer stesso o dai fornitori.

    La regola del 3-6-9-12 è necessaria ma non sufficiente.

    È importante, infatti, controllare il tempo della loro permanenza davanti allo schermo a tutte le età. Se, come genitori, non facciamo il nostro lavoro, qualcun altro farà il suo in senso contrario. La regola fondamentale che deve essere mantenuta: i genitori hanno la responsabilità primaria per l’istruzione e la formazione dei propri figli sotto tutti gli aspetti.

    Per quel che riguarda la fascia 0-3 anni scrive il pedagogista Daniele Novara a commento delle regole proposte da Tisseron: «Prima dei 3 anni un bambino necessita di sviluppare competenze interagendo con l’ambiente attraverso esperienze sensoriali che utilizzino tutti e cinque i sensi. Solo questa interazione esperienziale consente di sviluppare le proprie risorse neuronali. È stato dimostrato che anche solo una televisione accesa nella stessa stanza dove un bambino piccolo sta giocando ne disturba l’attività, impedendo di sviluppare quella capacità di concentrazione attentiva così importante per il suo futuro» (in D. Novara, Guida all’uso della tecnologia da: 0 a 6 anni, articolo pubblicato on-line il 9/2/2016).

    Novara ricorda poi che «il touch screen non è una vera esperienza sensoriale: c’è una superficie liscia che attiva stimoli visivi. Molti studi documentano un rapporto diretto tra la durata dell’esposizione agli schermi e le conseguenze sull’attenzione di bambini e ragazzi. Un bambino piccolo che fruisce un’ora di TV al giorno, è a rischio di sviluppare deficit di attenzione due volte superiore a chi non la guarda (A. Oliverio, Nativi digitali. Non lasciamoli soli con i media, Vita e Pensiero, 2/2014)».

    Ovviamente per dare queste regole ai bambini e non permettere loro di utilizzare gli “schermi”, è necessario che i genitori «curino i propri comportamenti. Non può funzionare il farsi vedere assorbiti dalla televisione, da un computer o da un telefono cellulare, magari talmente distratti da neanche accorgersi dei richiami dei figli. In quell’età i bambini sono molto inclini all’imitazione: se ci vedranno perennemente con in mano il telefonino ne vorranno uno» - scrive ancora Novara.

    Ovviamente tutto ciò è ancora più decisivo, ma deve essere modulato con intelligenza, in presenza di fratelli e di fratelli numerosi. Un bambino piccolo accederà agli “schermi” più precocemente rispetto al fratello più grande, ma a maggior ragione il discorso deve essere bene impostato fin dal primogenito, altrimenti le ricadute saranno rovinose a cascata sui fratelli più piccoli.

    Per quel che riguarda i bambini dai 3 ai 6 anni Novara fornisce ulteriori importanti considerazioni a commento della proposta 3-6-9-12 di Tisseron: «L’infanzia è il tempo delle regole che non sono imposizioni ma procedure educative per regolare il tempo e lo spazio comune. Mettiamo delle regole chiare, trasparenti, essenziali. È inutile sgridare i nostri figli perché passano le ore davanti ai videogiochi quando siamo noi ad averceli messi. Mettiamo la regola. La comunità scientifico-pedagogica internazionale su questo fronte è compatta: in questa fascia d’età mezz’ora di videoschermi al giorno è più che sufficiente, e l’accesso a internet è vietato. Questa è una fase importante per sviluppare alcune capacità collegate all’immaginazione o alla motricità fine e per implementare le competenze relazionali e sociali».

    Noi pediatri abbiamo il dovere di parlare di questi argomenti con i genitori dei bambini che assistiamo e il l’approccio al digitale deve far parte della educazione sanitaria che è il nostro dovere principale. 

     

     

     

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